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Archive for dicembre 2009

Mi hanno sempre affascinato le storie d’amore nate nel periodo delle grandi guerre.

Ed allora oggi vi racconto la storia della nonna di Jò.

Mia nonna, prima di 5 figli, era una bella diciottenne e con il suo grande seno procace, le labbra carnose, i capelli lunghi e mori, le sue grosse guance rosse e quei begli occhi mediterranei conquistava maschi a gogo nel bar dove faceva la cassiera.

Un giorno conobbe Luciano, un uomo molto ricco di famiglia, innamoratissimo le chiese la mano e così si fidanzarono.

Tra i due però si intromise una donna, la migliore amica di nonna, che se lo trombò senza troppi complimenti.

Nonna lo lasciò, lui era disperato, in fondo era stata una scopata e se ne era già pentito, una strega quella che però aveva sempre messo “zizzania” tra i due giovani innamorati.

Depresso, le chiese di perdonarlo altrimenti sarebbe partito come militare per la Russia.

Lei non lo perdonò, prima di partire Luciano le disse: “Per favore non dimenticarmi, aspettami fino al ’45 e io ti sposerò”.

Lei ferita nei sentimenti ma innamoratissima lo aspettò per tutti quegli anni solo che un giorno in quello stesso bar che fu complice del suo primo amore, incontrò un Polacco reduce dal Campo di Concentramento di Dachau.

Fecero 9 mesi di fidanzamento e poi decisero di sposarsi.

Un mese prima delle nozze, nonna era al mercato con la sorella e sceglieva la stoffa per il suo abito da sposa.

Si sentì sfiorare la spalla da un tocco, da una mano che conosceva molto bene…era proprio lui, Luciano.

Ah! Che terribile il Destino!

Proprio ora si doveva presentare?

Si susseguirono terribili giorni in cui  lei non voleva più convolare a nozze.

Lui la pregò di lasciare Jozeph “Ti sposo io, sono ricco, ti farò fare la vita da signora! Io ti amo!”

Nonna avrebbe voluto correre da lui e annullare le nozze, ma il padre si intromise per l’ennesima volta nella sua vita.

Qualche anno prima infatti non le permise di intraprendere la carriera di cantante lirica, si perché un Manager di Torino durante un suo concerto presso la palazzina della città si offrì di farle studiare canto, lei aveva una voce così bella e tutti la ascoltavano estasiati in quella calda serata di agosto.

Ma lui glielo vietò.

E allo stesso modo si incazzò ferocemente per la storia di Luciano, la rinchiuse dentro casa fino al giorno delle nozze obbligandola a sposare il polacco.

Lei avrebbe tanto voluto scappare di casa…

E così si sposò e dopo un anno passato in Italia si trasferì in Polonia.

Ma tra i due non ci fù mai un bel rapporto: erano di due culture troppo diverse, lui portava con sé i traumi per quei terribili anni vissuti a Dachau ed era spesso irritabile, e mia nonna era una donna difficile, forse viziata e un pò più ignorante rispetto al modo di fare polacco.

Il marito la tradì innumerevoli volte, si separarono, Jozeph cambiò casa, andò a vivere lontano da sua moglie e dalle sue due figlie.

Tornava solo il Weekend permettendosi dunque di avere una vita con un’altra donna.

Nonna depressa dal suo matrimonio, dai parenti acquisiti così troppo diversi da lei, da quella terra così fredda e così lontana dalla sua calda patria prese le sue due figlie e partì per qualche mese per l’Italia.

Qui rincontrò Luciano, si scrissero molte lettere d’amore- che lei tutt’ora conserva- lui era sposato ma era disposto a lasciare la moglie e la figlia per accogliere lei e le sue due figlie.

Ma allora non c’erano leggi per il divorzio o forse c’erano e non lo sapevano, e dunque nonna tornò in Polonia, salutò il suo amato e quella fu l’ultima volta che l’avrebbe visto perché Luciano sarebbe morto di lì a poco in un incidente stradale.

Nel frattempo nonna era già tornata in Polonia e in una sera galeotta concepì una bambina, la mamma di Jò.

Irritata dalle corna nonostante la gravidanza, andò così dall’amante del marito con la sua enorme pancia da ottavo mese, le suonò alla porta e la schiaffeggiò:

“In grembo porto la figlia di Jozeph! Devi lasciare stare mio marito, curva!

Nonna partorì ma i rapporti con il marito non si riaggiustavano nonostante la terza figlia e dopo una decina di anni decise di andare a vivere in Italia con le bambine diventate ormai donne.

Lo lasciò in Polonia in compagnia delle sue innumerevoli amanti, in fondo era un uomo facoltoso, occupava un certo prestigio nell’ambito lavorativo ed era anche per questo affascinante per molte donne.

Ma morì anche Jozeph, proprio quando erano tutti in Italia e si spense di colpo.

I parenti mandarono alla moglie e alle figlie un telegramma della sua morte…questo telegramma non arrivò mai.

Soltanto un mese dopo arrivò una telefonata dalla Polonia e nonna partì di corsa con la figlia più grande.

Le altre due rimasero in Italia, viaggiare era costoso e loro non potevano permetterselo.

E così organizzarono un frettoloso trasloco durante il quale dovettero lasciare molti oggetti preziosi che furtivamente vennero presi da parenti e conoscenti e mai restituiti.

Oramai sono quasi 40 anni che nonna e figlie vivono in Italia.

Ogni contatto con la Polonia è quasi scomparso, nonostante tutto ogni anno arrivano puntuali le loro cartoline di auguri per il Natale e la Pasqua con ostia benedetta dentro la busta.

Ma qui si aprirebbero altre storie, molto tristi, storie di povertà e depressione, storie di suicidi e di solitudine.

L’ultimo pensiero lo voglio dedicare a nonna o meglio a tutte le opportunità che le se sono presentate nella vita e che, vuoi per l’ignoranza del padre, vuoi per le circostanze, non sono state intraprese.

Lei ha vissuto un’intera vita da infelice, infelice per aver sposato l’uomo sbagliato, infelice per aver vissuto in una nazione che non sentiva sua, infelice per le malattie che ha avuto…

…e se avesse sposato Luciano?

…e se avesse intrapreso la carriera di cantante?

Lei sarebbe forse stata più felice?

Non c’è dato da sapere.

ps: in foto Josephine e la genitrice: due delle tante conseguenze degli “sbagli” (?) di nonna.

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Signori!

Bisogna iniziare a fare distinzione!

Di Bowie ora ne abbiamo due!

Un conto è David Bowie…

Un conto invece è Duncan Zowie Haywood Jones Bowie…

Ovvero figlio di David Bowie nonché regista di un film bellissimo che ho visto ieri:

Lo consiglio agli amanti dei film di fantascienza, a tutti gli appassionati di Alien, Atmosfera zero, 2001 odissea nello spazio.

E’ un film di cui non vi svelo nulla, ma se la nostalgia vi riporta ai film di cui sopra…correte ad affittarlo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Moon_(film)

Ps: il protagonista del film è “soltanto” lui…il mitico Zaphod di “Guida Galattica Per Autostoppisti”!

Ecco Sam Rockwell in Moon.



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Buon Natale

Per Jò non conta credere o meno nella festività natalizia.

Ciò che le importa è provare a rincrociare emozioni, sensazioni e piccoli ricordi di tutti quei bei 25 Dicembre passati in infanzia.

Ed allora… direttamente dall’albero di Jò…

…dallo scemetto del barboncino…

…e dalla più grande strega tra le streghe…

…Buon Natale a tutti voi!

Ps: manca un secondo cane… ha deciso di scioperare… non ha voluto mettersi in posa in nessun modo.

Come lo capisco!

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I hate shopping

Sono di ritorno da un pomeriggio devastante dedicato allo shopping (prima che me lo chiedete, ho comprato un ombrello e un bagnoschiuma al “Frangipane”) in compagnia di Alcolizzata.

E’ una chiacchierona simpaticissima che però quando parla strilla, per la serie che fa girare le persone…

Sto male.

Pretendo silenzio ed estrema solitudine.

Mi farò una doccia e poi mi rinchiuderò in me stessa.

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Jò, donna inquieta e premestrua, viene accolta dal genitore padre tra mille feste:

“Jò Jò!Mi sono comprato un bel portatile! Un Hp bellissimo, fantastico, era il mio sogno!!!”

Jò si avvicina al pc con aria guardinga, infastidita, leggermente curiosa ma pronta a qualsiasi cosa.

Il computer è custodito in un grazioso porta pc, il pc stesso è quasi grazioso, esteticamente l’oggetto si merita un bel 7.

Accende l’Hp.

La schermata vive,- grafica orribile- pensa- e attende che il mouse smetta di “pensare”.

Compare immediatamente la finestra di Norton: “Compra Norton Antivirus”.

Non riesce a chiuderla.

Va in Tilt in computer.

Jò non ha fatto niente e praticamente il pc ha già collassato e per di più…HA WINDOWS VISTAAAAAAA! NOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!

Mi sento male, ho l’ansia del mondo addosso.

Ogni vite, ogni microchip, ogni filo, ogni spina, qualsiasi cosa mi grava addosso come un enorme macigno.

Sento che devo stare lontano da quel computer.

Lo devo fare.

Me lo devo imporre.

O lo ucciderò.

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Sulla Perdita Sciocca del Sé

Nonostante io abiti in una bella città di mare e decisamente turistica, per 3 anni  è stata orfana di un Cinema.

In breve: in centro c’era un cinema storico, un giorno i proprietari hanno chiuso i battenti per farci degli appartamenti da vendere.

Non vi dico la polemica.

Lo fecero a patto di poter rilevare un edificio comunale enooooorme semi abbandonato per realizzare una grande multisala.

Finalmente ce l’hanno fatta: i lavori sono terminati 3 giorni fa quando c’è stata l’inaugurazione.

E…mi è praticamente dietro casa.

^_^

Il cinema è immenso e a celebrarlo sono venute una marea di persone di tutta la zona.

Io stessa ho atteso con ansia che questi 3 lunghi anni (20 km per raggiungere la multisala più vicina) terminassero alla svelta, e l’altro giorno all’inaugurazione ero felice come una bambina.

Ad un tratto, mentre osservavo l’immenso multisala, stupendo , 8 sale medie/piccole ed una immensa, entrata in stile minimalista, bar, ristoranti, ludoteche eccetera…ho come avuto un guizzo che mi ha riportato alla realtà.

Ho pensato che nella mia immensa gioia non ero altro che…una sciocca provincialotta!

Faccio al folle (che invece manteneva con fierezza un’aria distaccata): “Ti rendi conto? Sono felicissima perché ha aperto un Cinema. Cioè, non è che ad esempio sono al concerto dei Pink Floyd, oppure è risuscitato Jim Morrison e ci sto pomiciando, o sono all’inaugurazione di una stazione spaziale o di un grattacielo…no. Solo un Cinema.”

Il Folle ha annuito rigidamente, dunque ho perso il mio entusiasmo e siamo subito andati a farci due bicchieri al Pub vicino, così per riprenderci il nostro rigore morale.

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