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Archive for the ‘Josephine’ Category

Numeri

1 Cinesina

5 Snap di limoncello

2 Vodka Lemon

Ps: la Morte accanto alla Cinesina è una semplice allegoria di ciò che sarebbe successo più tardi…

 

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Sandwich di melanzane ripiene con sottiletta e prosciutto cotto, avvolte nell’uovo e nel pangrattato.

Timballo di verdure con sfoglia di spinaci.

Il tutto fatto da me con grande AMMMORE.

Si prospetta una weekend mangereccio.

ps: ma quand’è che sono diventata così estremamente ripugnantemente schifosamente CASALINGA INSIDE?

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Devo trovare un modo democratico per dire alla mater che i giochi e tutti gli oggetti che appartengono alla mia infanzia non li voglio portare via da casa loro.

Lei ha più volte tuonato: “Allora Jò porti via proprio tutto, si?”

L’idea di prendere quegli oggetti e portarli nel nuovo appartamento mi provoca una sensazione di angoscia.

Credo sia legato al fatto che non accetto inconsciamente di portare un capitolo della mia vita chiuso dentro ad un altro appena aperto.

Sapete che vi dico?

Devo affrontare le mie “paure”…

“La paura uccide la mente” tuona così “Dune” di David Lynch.

Dignità!

Prendo tutti i miei oggetti e li porto via.

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Il Lungomare di Piccola Town SUn Beach è la prova vivente che se fai sport ogni giorno anche a 50 anni puoi avere un sedere sodo.

C’è una signora mitica, un procuratore, che cammina ogni giorno e si fa sempre gli 8 km con passo svelto.

I miei amici si girano sempre per guardarle il lato B.

Ce l’ha più sodo del mio!

Ergo: donne! Non disperate! Muovetevi e i vostri sederi sbocceranno come rose!

E ieri sono arrivate queste:

Delle Cazzutissime Mizuno Wave Fortis 4 che quando le ho messe per andare a correre non mi sembrava vero. Molleggiavo di brutto. Troppo fiche troppo.

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Sono mesi che la genitrice freme per il mio trasloco.

E’ così piena di gioia che ogni tanto mi chiama e mi fa:

“Ma che ti porti via pure questa lampada?”

“Ma ti porti via anche i libri?”

“Ma ti porti via questo quadro?”

“Ma ti porti via anche queste foto?”

“Senti, per caso ti porti via anche lo stereo?”

Il mio orgoglio di figlia femmina e unica si offende per cotanta gioia.

Allora ogni giorno che mi chiede se mi porto via qualcosa le rispondo con finta gentilezza:

“Mamma, a fine maggio non troverai più un mio solo oggetto dentro questa casa.”

Ed è solo a questo punto che esce soddisfatta dalla mia camera.

Ps: ho tanto bisogno di affetto, ho.

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E’ stato un lungo weekend.

Se volevo iniziare questa Primavera-Estate nel segno dell’adolescenza ci sono proprio riuscita.

Venerdì sera non posso raccontarvi di preciso la serata però è stata una delle serate più assurde di tutta la mia vita… e come inizio di stagione all’insegna della Adolescenza non è stata niente male.

Poi sabato ma soprattutto domenica è stata una giornata praticamente estiva con pranzo al sacco al mare, bagno, ecc ecc.

La domenica mi sono cimentata con il Folle a fotografare la festa di compleanno di un bimbo ed era così pieno di bimbi che ho iniziato a pensare che ogni pacco regalo non contenesse regali ma bimbi.

La notte stessa ho fatto un incubo (forse perché ho visto troppi bimbi).

Ho sognato di venir bloccata davanti al traforo del gran sasso.

C’era gente che vi entrava a piedi e spiegavano loro che per raggiungere l’Aquila bisognava attraversare il Traforo a piedi.

Ma noi tutti non sapevamo che entrandovi avremmo dovuto fare il conto con Mostri e Alieni.

Ma fortunatamente nel sogno io non ero io ma ero questa:

E grazie ad un portentoso Big Babol riuscivo a gonfiarlo così tanto che mi faceva volare per farmi raggiungere così una misteriosa finestra in alto nella galleria tetra, buia e puzzolente.

Arrivata qua mi apre un alieno donna con la faccia a forma di fragola mentre lotta con un alieno con testa di medusa.

Io sono sbigottita ma sono LEI (la tostona di cui sopra) per cui non mi faccio problemi, entro, approfitto per far pipì in bagno lavandomi anche le mani dopo, e affronto i mostri e gli alieni con il mio fantastico mitragliatore e con la mia valorosa Spada.

Siccome è il mio sogno arrivo dall’altra parte del traforo e qui mi sveglio che è mattina in preda all’ansia.

Ora diciamo che il mio sogno rispecchia più o meno la follia di questi ultimi due giorni e che oggi ho bisogno di stare da sola, rilassarmi un poco, leggere Thomas Mann, pensare ai fiori, al sole, alle rondini (ieri ho visto la prima rondine dell’anno!).

Buona settimana.

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Domenica mattina, consueta passeggiata delle 11.

Non ricordiamo però che essendo una bellissima e soprattutto calda giornata non saremo soli a passeggiare sul lungomare (come in inverno), ma dovremo fare i conti con un esercito di persone.

Quando dico Esercito di persone intendo esattamente la folla che si potrebbe trovare in piazza di Spagna a Roma.

Il Folle ed io abbiamo iniziato ad invecchiare, questo vuol dire che non sopportiamo facilmente l’esercito di persone.

Nella migliore ipotesi siamo due persone critiche, nella peggior ipotesi siamo due a cui non va bene un cazzo.

E’ più forte di noi, entrambi cataloghiamo tutti quelli che vediamo.

Dopo un lungo silenzio riempito dal chiasso degli altri, dai numerosi zig zag che facciamo tra un passeggino e l’altro, e una bici di bambino e donne gravide faccio:

“L’esercito dei mostri tristi. Ma perché sembrano tutti tristi?”

Il Folle ride e iniziamo la consueta catalogazione.

Allora oggi abbiamo:

– I truzzi: si riconoscono perché hanno tutti gli stessi occhiali truzzi e lo stesso tipo di cane esageratamente piccolo o esageratamente grande e possibilmente brutto

– I bambini con il cappello di Emporio Armani (questi il Folle proprio non li sopporta)

– Le gravide che si dividono in gravide truzze e gravide sportive: le prime indossano vestiti trash che mettono in risalto trash la pancia (trash) e le seconde vestite di tute comode che procedono con fatica e discrezione e con più dignità

– Le “prime tute”: ovvero quella parte del popolo che in occasione della bella stagione si è comprato una tuta fiammante, nuova, coloratissima che va dal rosso al “santiddio rosa confetto”, al nero con brillantini e paillettes in abbinamento a tessuti di velluto, con scarpe da tennis o giallo fosforescente o argentate o color oro.

– I nevrotici: mogli e mariti che si strillano addosso “Tu guarda il bambino! io guardo la bambinaaaaaa! Ma che cazzo fai????? Dove è andato????? Torna quaaaa!”

-Le famiggggggglie: gruppi di 10 persone, generalmente dell’entroterra, anziani annessi, figli annessi e giovani sposi, passo lento, parlano di malattie, di gente morta, di come sono bravi i propri figli e di cosa hanno cucinato per pranzo

– I trentenni senza figli: guardano di sottecchi tutti gli altri, sono notevolmente più rilassati, procedono a passo svelto e criticano l’infelicità degli altri.

Alla fine il Folle conclude che la nostra necessità di catalogare deriva dall’estrema diversità che ci distingue dalla massa, notiamo per forza ogni cosa perché ci riteniamo troppo diversi da tutti loro.

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