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Archive for the ‘Viaggi’ Category

Impressioni

Stamattina L’Aquila mi accoglie con tanto sole, con una luce abbagliante che avvolge tutta la città, un manto nevoso che la rende ancor più impervia, ghiaccio ovunque, cinque gradi sotto zero.

La periferia è diventata il nuovo centro cittadino; essa, a distanza di molti mesi appare diversa da come l’avevo lasciata, tante case ristrutturate, tutte imbiancate con colori accesi, tonalità forti dall’arancione al rosso, dal cielo al blu, forse per dare un tocco di allegria ad una città piegata su se stessa.

Non manco di visitare la zona rossa, ci passo in macchina e mi faccio tutta via XX settembre.

Mi guardo intorno per l’ennesima volta e penso che è quasi ovvio che tutto sia rimasto fermo a 4 anni fa, poiché il centro è tutto da rifare daccapo. E per rifare daccapo un intero centro cittadino, dove in passato pullulava di universitari, lavoratori, mercati, negozi, locali e chi più ne ha più ne metta… dicevo che per rifarlo ci vuole veramente un sacco di tempo e di soldi.

Prima di lasciare la città passo di fronte a Collemaggio… la sua vista mi rinfranca… appare così, bella ristrutturata e resa ancor più affascinante da quel tappeto bianco e quegli alberi che le fanno da cornice movimentando un poco la prospettiva.

 

 

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Leccatevi i baffi…che tanto per cambiare è ora di pranzo…

Tonno Rosso di Mattanza!

Pasticcini alle Mandorle!

Cassate siciliane… Che colori!

Genovesi (dio mio la fine del mondo!) e altra pasta di mandorle!

E mettiamoci pure qualcosa per sbronzarci, roba da DURI E PURI, VM 18…

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Post 2: La casa

Il nostro amico siciliano ci ha dato un appartamento tutto per noi, gratis e vicino al porto trapanese.

Un grazioso monolocale, appena ristrutturato, in una palazzina anni 60.

L’appartamento era al terzo piano e per raggiungerlo bisognava salire delle scale strettissime e ripide.

Con le mura colorate di giallo, porte color marrone, alte e strette finestre che affacciarvisi dava il senso del brivido.

Una casa accogliente con perlopiù quadri di Klimt alle pareti, un piccolo cucinino, bagno e stanza da letto.

Dal cortile saliva l’odore forte di fritto della friggitoria al piano di sotto, suoni incrociati di televisioni accese e diverbi in dialetto stretto detti con un impeto tale da indurmi a pensare che ogni volta potesse accadere qualcosa di terribile.

C’era una certa magia in quel piccolo antro dove confluiva l’affaccio di tre palazzi, dovuti forse all’incrocio di odori, al vociare in trapanese, all’entrata dell’insopportabile caldo siciliano in un’atmosfera tipica di un appartamento vecchio anni ’60.

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La Sicilia ha una luce diversa, di un bianco tagliente e netto, violenta illuminazione di un paesaggio puramente selvaggio.

Le strade di trapani sono ferme agli anni 70, quelle di palermo agli anni 60. Che strano, sembra quasi  impossibile riuscire a trovare case di recente costruzione.

A volte i balconi sono puntellati e io e il folle concordavamo sull’impossibilità di potervici affacciare.

Mi chiedevo come fosse possibile che la gente abitasse in quegli edifici vecchi, con crepe di intonaco, interi pezzi di balcone staccati… sembrava quasi di essere in Polonia.

Pensavo dentro di me che magari le tante chiesette barocche di cui la zona è ricca fosse al contrario curata.

Macchè!

Le chiese stesse perdono pezzi in ogni dove!

L’altra curiosità riguarda il codice della strada. Un continuo infrangere delle leggi.

Non esistono gli Stop, se hai la precedenza devi fermarti per accertare che dallo stop non provenga qualcuno.

Non si mette il casco.

Non c’è molta polizia stradale.

No autovelox.

I parcheggi completamente inventati.

Per le strade si sente odore di fritto e odore di mare.

Per le case si sente il dialetto trapanese,  delle volte mi chiedevo se le donne della friggitoria del piano di sotto quando parlavano litigassero o semplicemente chiacchierassero.

La tipica donna siciliana è mora con capelli lunghi e mossi, prosperosa e porta piccoli cerchi d’oro come orecchini.

Generalmente se la madre li porta, li porta anche la figlia.

Il tipico anziano porta le chiavi di casa sempre in mano.

“Talia mamma! Talia! Mi sono fatta male!Talia mà!”

“Talia” in dialetto trapanese vuol dire “guarda”, “Meschino” vuol dire “poveretto”, “Camurria” vuol dire “rompiballe”.

Sembra di essere in un’altra dimensione, un’altra nazione.

L’altra cosa che mi ha colpito  è il lungomare trapanese.

Non pensavo di trovare tanta natura selvaggia, chilometri di mare stupendo e di spiaggia libera, solo 2 chalet balneari!

Soprattutto non mi aspettavo di trovare un centro commerciale sul mare.

“Il grande Migliore”.

Tutto è costruito un pò a caso, c’è una degradazione generale, immotivata penso io perchè Trapani è stupenda!

Trapani è un posto incredibile.

C’ho visto uno dei tramonti più belli del mondo.

Il sole cade e si addormenta dietro l’isola di Favignana, illuminando di arancione le saline ed i mulini ed il ballo pazzo di rondini, gabbiani, aironi e cavalieri d’italia che sfidano il tipico vento caldo, Il Favonio da cui è tratto il nome dell’isola.

Sembra di trovarsi in un mondo doppio perchè si è circondati dal riflesso continuo che il mare e le saline creano di mulini, isole, castelli.

Ora vi lascio alle foto che rendono un pò più delle parole.

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Claude Monet, Casa di pescatori a Varengeville, 1882

Jo5ephine, Casa di Pescatori alla Riserva Naturale dello Zingaro (Trapani), 2010

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